09
« Ma come? Non ti degni neanche di salutarmi? »
Esta fu presa dal panico, cosa ci faceva suo fratello ad un ballo in maschera, per giunta nella capitale del regno? Avrebbe potuto dirgli che si stava sbagliando, che la stava confondendo con un'altra persona, avrebbe potuto persino dirgli che era ubriaco marcio e non distingueva bene la realtà, avrebbe potuto dire qualsiasi cosa, ma non lo disse. La loro somiglianza era palese anche con le maschere che coprivano loro gli occhi e parte del volto.
« Cosa ci fai qui? » domandò in un soffio Esta al fratello.
« No, la domanda è: cosa ci fai TU qui? » la rimbeccò West prendendola per un polso e trascinandola via, nel recarsi verso l'uscita della sala incrociò lo sguardo di Katòn e gli fece cenno di seguirlo, il divertimento, per quella sera, era finito.
« Dunque siete di Hollas. Non ci sono mai stato. » rispose Kat quando la fanciulla, dopo essersi presentata, dichiarò di provenire dal regno di Hollas.
« Sì, in confronto ad Irrfad è un regno piccolo, ma sa farsi valere, la popolazione vive bene e questo è quello che conta. » affermò Shirea distogliendo per un attimo lo sguardo, come se in realtà pensasse tutto il contrario.
« Cosa vi porta qui ad Irrfad? Se posso chiedervelo ovviamente, madamigella Shirea. »
« Alcuni miei parenti da parte di madre vivono qui, i miei genitori desideravano che io facessi loro visita, è una buona scusa per farmi conoscere la vità di città. » disse mentre il suo volto, tutt'a un tratto, si illuminava di un candido sorriso.
"Che strana fanciulla, chissà a cosa pensa. Prima è titubante, poi sembra mentire mentre adesso è il ritratto della sincerità. Chi lo sa, magari è vincolata da qualcosa e non può rivelare certe informazioni..." pensò Katòn, i suoi pensieri erano legittimi, lei possedeva il ciondolo degli araldi, era legata ad una Dea e, come lui, aveva dei segreti che dovevano rimanere tali.
Stava per decantare le bellezze del suo regno quando vide West fargli cenno di andare via e di tornare a casa, notò che si stava letteralmente trascinando dietro una ragazza, in un raro impeto di gelosia concepì nella sua mente uno strano senso di ingiustizia, perché solo West poteva divertirsi con le donne? Scacciò immediatamente il pensiero, Katòn conosceva troppo bene il capitano delle guardie e sapeva benissimo che non avrebbe mai costretto una donna a seguirlo, mai! La questione dunque doveva essere grave.
Con un inchino si congedò da Shirea.
« Abbiate pazienza damigella, ma il mio caro amico ha bisogno di me, spero di potervi incontrare di nuovo qua in città. » la salutò con un elegante baciamano, Shirea s'inchinò a sua volta e lasciò che Katòn se n'andasse.
« Si può sapere cosa sta succedendo? » chiese il principe appena ebbe raggiunto West e la ragazza ai cavalli, lasciati in una stalla leggermente isolata dal gruppo di edifici.
West sguainò la spada che aveva lasciato legata alla sella e la rivolse verso la fanciulla.
« Katòn, ti presento mia sorella Esta, la stupida mercenaria che s'è fatta beccare. »
Esta si strappò di dosso la maschera che le copriva il volto e fissò rabbiosamente il fratello, come osava dire una cosa del genere? Cosa ne sapeva lui di quello che era successo? Non era in quella tenda quando aveva ucciso il vecchio pezzo, non poteva parlare di cose di cui non era a conoscenza.
Stava per sputargli addosso tutta la frustazione che aveva in corpo quando la sua mente ponderò un attimo su ciò che il fratello aveva appena detto. West aveva nominato Katòn e Katòn era il nome del fratello di Frey, lo osservò con attenzione per qualche secondo, se i due fratelli di differenziavano per gli occhi - Frey castani e Katòn grigi - non si poteva dire lo stesso per i capelli: medesima tonalità di nero lucente, stessi lineamenti, i punti in comune erano troppi per sembrare solo una coincidenza.
La donna decise di lasciar perdere il fratello - se gli avesse dato peso sarebbe andata a finire con un duello di spade e nella precaria situazione in cui si trovava doveva dare il meno possibile nell'occhio - e si rivolse direttamente al principe.
« Voi siete Katòn? Katòn noc Ferac? Fratello di Frey noc Savhr? »
Kat trasalì un istante, la donna lo conosceva e conosceva anche suo fratello, era la sorella di West, ma chi era in realtà per conoscere Frey? Come aveva potuto conoscerlo se erano due mesi che se n'era partito per la guerra.
Poi un'idea sinistra gli balenò in mente, nell'ultimo dispaccio era venuto a conoscenza di un fallito attentato al principe ereditario, Esta era una mercenaria ed era stata vista per l'ultima volta a Sejh'katar, l'ultima città prima del deserto... dove l'esercito stava marciando. E se fosse stata lei e cercare di uccidere suo fratello? Del resto non aveva esitato ad uccidere un nobile.
« Se siete davvero voi, » riprese la mercenaria « dovete ascoltarmi, vostro fratello ha una lettera per voi, non sto mentendo, datemi il tempo di raggiungere il mio alloggio e vi dimostrerò che sto dicendo la verità! »
« Stai scherzando vero? Io sono il capitano delle guardie del castello, tu sei ricercata, non ti permetterò di andare oltre le prigioni del castello! » esclamò West avvicinandosi alla sorella.
« Sarò anche ricercata, ma il mandato di cattura ancora non è arrivato ufficialmente in questa regione del regno. Mi tengo informata sai? »
La tensione tra i due parenti pareva scaturire elettricità, si fissavano rabbiosamente negli occhi e nessuno sembrava intenzionato a cedere; Katòn si trovava tra quei due fuochi, indeciso sul da farsi: seguire il consiglio dell'amico e fidarsi della ragazza? Dare retta al capitano o fare come affermava la mercenaria?
Se Esta non avesse tirato in ballo suo fratello la scelta sarebbe stata semplice, ma Kat conosceva suo fratello, non si affidava alla prima persona incontrata per caso, specie se era intenzionato ad ucciderlo.
West ed Esta stavano per arrivare alle mani, Katòn li fermò prima che potessero azzuffarsi e, inghiottendo un amaro boccone, decise di dar retta alla donna.
« Cosa? Sei impazzito tutto d'un tratto? Lei è un'assassina! Va fermata, non dobbiamo andarci a passeggio insieme! »
« É stata legittima difesa, se può interessarti, e comunque è lui che comanda no? Devi sottostare alle sue decisioni! E adesso, se permetti, vado a recuperare la lettera e torno in un battibaleno, sta' pure tranquillo che non scappo... non posso permettermelo. »
Il principe lesse attentamente la lettera scritta di proprio pugno dal fratello, poche ma significative righe.
"Fratello, se stai leggendo questo vuol dire che Esta è con te.
É stata accusata di tentato omicidio nei miei confronti, ma sono tutte bugie, anzi, lei mi ha salvato la vita! Finché non chiarirò la situazione con nostro padre e il mandato non sarà revocato ti prego di tenerla al sicuro e di proteggerla, è molto importante per me, lei mi è molto cara."
West gli strappò di mano la lettera per poterla leggere a sua volta, non poté fare a meno di ridere per quello che c'era scritto.
« Non solo sei un'assassina, ma sei pure la sgualdrina dell'erede al trono. »
Lo schiaffo lo colpì forte sulla guancia.
« Tu non sai. Evita di parlare. »
lunedì 25 gennaio 2010
venerdì 22 gennaio 2010
Ragnarok
08
Non c'è niente al mondo di più volubile del cuore di una donna. Può amore o odiare con la stessa intensità una medesima persona, può provare entrambe le emozioni, costantemente al centro di vorticose emozioni che non riesce a controllare. Amare per una donna significa donare tutta se stessa. Odiare per una donna significa mettere tutta se stessa. Non c'è una gran differenza, amore e odio sono due facce della stessa medaglia, il momento prima ami con tutto il cuore, l'attimo dopo preghi per la sua disfatta.
Non c'è niente al mondo di più volubile del cuore di una donna.
Questo Esta lo aveva imparato a sue spese. Mercenaria, non per sua volontà, si era ritrovata a combattere nell'esercito di Irrfad, arruolata dal principe Frey noc Savhr, ancora aveva da capire come aveva fatto a cedere al fascino del principe ereditario. Uno dei tanti insegnamenti di suo padre, anch'esso mercenario, era quello di non farsi incantare dagli altri, ma vedere sempre e solamente dentro gli animi della gente. E lei lo aveva fatto, aveva visto gentilezza e pietà in Frey, nel momento in cui le aveva offerto di combattere per il regno; si era dimostrata una valida guerriera e l'esercito aveva bisogno di ogni persona che fosse capace di combattere, anche se donna.
« Siete abile nel maneggiare una spada, da sola avete sconfitto tre dei miei uomini migliori, vorreste arruolarvi? Avreste una paga assicurata e dopo che questa guerra sarà finita, se ve lo sarete meritato, potreste anche fare carriera. »
Esta lo aveva squadrato dalla punta dei capelli fino alla pianta dei piedi, era indubbiamente sincero e maledettamente bello. Ne aveva incontrati di uomini nella sua vita, ma mai affascinante come il principe. Si era lasciata convincere ed era partita da Sejh'katar insieme alle truppe di Irrfad, lungo la traversata del deserto aveva saputo molte cose di lui cavalcandogli accanto, dapprima aveva ammirato i lunghi capelli neri, raccolti in una bassa coda, ondeggiare e seguire il ritmo che la cavalcatura imponeva, poi, parlando con lui, aveva avuto modo di osservare attentamente il nocciola dei suoi occhi.
Aveva saputo che aveva un fratello, Katòn, che era il suo opposto, ma che gli voleva un bene dell'anima, aveva saputo che era fidanzato e che presto si sarebbe sposato, non amava la sua fidanzata, il suo era un matrimonio combinato, ma per il bene del regno e per mantenere rapporti di amicizia con la nobiltà, avrebbe preso in moglie questa fanciulla.
Esta non avrebbe mai pensato che un giorno si sarebbe innamorata, suo padre le aveva insegnato che i sentimenti rovinano quelli che facevano quello sporco mestiere, i sentimenti avevano traviato West, suo fratello, rendendolo un debole, un cagnolino, solo chi escludeva i sentimenti dalla propria vita poteva dirsi mercenario.
Aveva scoperto l'amore.
Il principe Frey apprezzava la sua compagnia, era l'unica persona con cui poter parlare liberamente, la riteneva superiore a chiunque egli conoscesse; certo, l'aspetto di lei influenzava molto il principe, ma era una cosa che passava in secondo piano, era la belleza interiore di Esta che ammaliava il giovane Frey, così tanto che non esista altro all'infuori di lei.
E una notte finalmente si conobbero.
Essere giovani, belli e principi ereditari si sa, porta gioia e sofferenza, invidia da parte degli altri.
E l'invidia portò un vecchio nobile decaduto, che aveva speso la sua fortuna in donnacce, alcool e gioco d'azzardo, a reclamare, in un momento di svergonata euforia, un suo antico diritto ereditario, Il principe non gli diede peso, era solo un povero pazzo inebriato dai fumi dell'alcool.
Finì male, il nobile morì sotto i colpi della spada di Esta, accusata - da alcuni soldati che l'avevano sentita gridare "Ti ucciderò con le mie stesse mani!" - dell'omicidio del nobile e del tentato omicidio del principe.
Non ci fu il tempo di dare spiegazioni, Esta doveva scappare. Frey scrisse poche righe su un foglio e lo consegnò alla ragazza.
« Presto fuggi! Quando le acque si saranno calmate spiegherò la situazione a mio padre, non devi temere. Ora devi andare a La Capitale, al castello reale e cercare mio fratello, dagli questa lettera, lui saprà cosa fare. »
Braccata come fosse selvaggina Esta era riuscita ad arrivare in città, la notizia dell'attentato al principe ancora non si era diffusa e le probabilità di non essere scoperta erano aumentate visibilmente, ora doveva confondersi con la gente, trovare un metodo per entrare nel castello senza destare sospetti e trovare il fratello di Frey, non sarebbe stato un compito difficoltoso, tutto il regno sapeva che Katòn era reggente, la difficoltà stava nel rimanere sola con lui e sperare che le credesse.
Quale modo migliore per venire a conoscenza di certi segreti di un ballo in maschera? Suo padre glielo diceva sempre: "Approfitta di ogni occasione utile per carpire i segreti e le debolezze del tuo obbiettivo." ed Esta non si sarebbe certa lasciar sfuggire un'occasione come quella.
Aveva fallito. Non aveva trovato nessuno che potesse rispondere alle sue domande, pareva impossibile che nessuno sapesse niente, aveva chiesto, discretamente, ma non aveva ottenuto risposta. Non aveva altro da fare a quella feste quindi decise di tornare al piccolo alloggio che aveva affittato, certa che nessuno si sarebbe accorto della sua assenza.
Ciò di cui non si era accorta era che suo fratello West l'aveva riconosciuta nonostante la maschera e seguiva ogni suo minimo spostamento.
Non le permise di uscire dalla sala.
« Aspetta un attimo sorella, dopo anni che non ci vediamo nemmeno ti degni di salutarmi? »
Non c'è niente al mondo di più volubile del cuore di una donna. Può amore o odiare con la stessa intensità una medesima persona, può provare entrambe le emozioni, costantemente al centro di vorticose emozioni che non riesce a controllare. Amare per una donna significa donare tutta se stessa. Odiare per una donna significa mettere tutta se stessa. Non c'è una gran differenza, amore e odio sono due facce della stessa medaglia, il momento prima ami con tutto il cuore, l'attimo dopo preghi per la sua disfatta.
Non c'è niente al mondo di più volubile del cuore di una donna.
Questo Esta lo aveva imparato a sue spese. Mercenaria, non per sua volontà, si era ritrovata a combattere nell'esercito di Irrfad, arruolata dal principe Frey noc Savhr, ancora aveva da capire come aveva fatto a cedere al fascino del principe ereditario. Uno dei tanti insegnamenti di suo padre, anch'esso mercenario, era quello di non farsi incantare dagli altri, ma vedere sempre e solamente dentro gli animi della gente. E lei lo aveva fatto, aveva visto gentilezza e pietà in Frey, nel momento in cui le aveva offerto di combattere per il regno; si era dimostrata una valida guerriera e l'esercito aveva bisogno di ogni persona che fosse capace di combattere, anche se donna.
« Siete abile nel maneggiare una spada, da sola avete sconfitto tre dei miei uomini migliori, vorreste arruolarvi? Avreste una paga assicurata e dopo che questa guerra sarà finita, se ve lo sarete meritato, potreste anche fare carriera. »
Esta lo aveva squadrato dalla punta dei capelli fino alla pianta dei piedi, era indubbiamente sincero e maledettamente bello. Ne aveva incontrati di uomini nella sua vita, ma mai affascinante come il principe. Si era lasciata convincere ed era partita da Sejh'katar insieme alle truppe di Irrfad, lungo la traversata del deserto aveva saputo molte cose di lui cavalcandogli accanto, dapprima aveva ammirato i lunghi capelli neri, raccolti in una bassa coda, ondeggiare e seguire il ritmo che la cavalcatura imponeva, poi, parlando con lui, aveva avuto modo di osservare attentamente il nocciola dei suoi occhi.
Aveva saputo che aveva un fratello, Katòn, che era il suo opposto, ma che gli voleva un bene dell'anima, aveva saputo che era fidanzato e che presto si sarebbe sposato, non amava la sua fidanzata, il suo era un matrimonio combinato, ma per il bene del regno e per mantenere rapporti di amicizia con la nobiltà, avrebbe preso in moglie questa fanciulla.
Esta non avrebbe mai pensato che un giorno si sarebbe innamorata, suo padre le aveva insegnato che i sentimenti rovinano quelli che facevano quello sporco mestiere, i sentimenti avevano traviato West, suo fratello, rendendolo un debole, un cagnolino, solo chi escludeva i sentimenti dalla propria vita poteva dirsi mercenario.
Aveva scoperto l'amore.
Il principe Frey apprezzava la sua compagnia, era l'unica persona con cui poter parlare liberamente, la riteneva superiore a chiunque egli conoscesse; certo, l'aspetto di lei influenzava molto il principe, ma era una cosa che passava in secondo piano, era la belleza interiore di Esta che ammaliava il giovane Frey, così tanto che non esista altro all'infuori di lei.
E una notte finalmente si conobbero.
Essere giovani, belli e principi ereditari si sa, porta gioia e sofferenza, invidia da parte degli altri.
E l'invidia portò un vecchio nobile decaduto, che aveva speso la sua fortuna in donnacce, alcool e gioco d'azzardo, a reclamare, in un momento di svergonata euforia, un suo antico diritto ereditario, Il principe non gli diede peso, era solo un povero pazzo inebriato dai fumi dell'alcool.
Finì male, il nobile morì sotto i colpi della spada di Esta, accusata - da alcuni soldati che l'avevano sentita gridare "Ti ucciderò con le mie stesse mani!" - dell'omicidio del nobile e del tentato omicidio del principe.
Non ci fu il tempo di dare spiegazioni, Esta doveva scappare. Frey scrisse poche righe su un foglio e lo consegnò alla ragazza.
« Presto fuggi! Quando le acque si saranno calmate spiegherò la situazione a mio padre, non devi temere. Ora devi andare a La Capitale, al castello reale e cercare mio fratello, dagli questa lettera, lui saprà cosa fare. »
Braccata come fosse selvaggina Esta era riuscita ad arrivare in città, la notizia dell'attentato al principe ancora non si era diffusa e le probabilità di non essere scoperta erano aumentate visibilmente, ora doveva confondersi con la gente, trovare un metodo per entrare nel castello senza destare sospetti e trovare il fratello di Frey, non sarebbe stato un compito difficoltoso, tutto il regno sapeva che Katòn era reggente, la difficoltà stava nel rimanere sola con lui e sperare che le credesse.
Quale modo migliore per venire a conoscenza di certi segreti di un ballo in maschera? Suo padre glielo diceva sempre: "Approfitta di ogni occasione utile per carpire i segreti e le debolezze del tuo obbiettivo." ed Esta non si sarebbe certa lasciar sfuggire un'occasione come quella.
Aveva fallito. Non aveva trovato nessuno che potesse rispondere alle sue domande, pareva impossibile che nessuno sapesse niente, aveva chiesto, discretamente, ma non aveva ottenuto risposta. Non aveva altro da fare a quella feste quindi decise di tornare al piccolo alloggio che aveva affittato, certa che nessuno si sarebbe accorto della sua assenza.
Ciò di cui non si era accorta era che suo fratello West l'aveva riconosciuta nonostante la maschera e seguiva ogni suo minimo spostamento.
Non le permise di uscire dalla sala.
« Aspetta un attimo sorella, dopo anni che non ci vediamo nemmeno ti degni di salutarmi? »
domenica 17 gennaio 2010
Ragnarok
07
« West, credo che dovremmo tornare al castello. »
« Katòn, per favore, sto cercando di farti divertire un po', ti ho visto quanto eri annoiato oggi in compagnia degli al Kino. E ringraziami che non ti portato in un bordello! »
Katòn noc Ferac scosse la testa, discutere con il capitano delle guardie era una cosa non fattibile, aveva provato a ribellarsi, ad imporre la sua autorità come suo principe e come reggente del regno, ma non ci fu niente da fare, West fu implacabile, con lui quegli atteggiamenti non funzionavano, e così Kat si ritrovò nel bel mezzo di un ballo in maschera organizzato dalla media nobiltà che viveva nella città.
Il pranzo con Lady Utena che le aveva promesso il giorno prima non si era svolto esattamente come aveva pianificato il principe, la damigella aveva frainteso le parole del reggente e aveva portato con sé anche i suoi genitori; Katòn, vedendoli a disagio per aver commesso un errore così grossolano, li rassicurò affermando che un giorno suo fratello sarebbe stato suo figlio, quindi era giusto preoccuparsi per la sorte di un membro della famiglia. Più tardi West si complimentò con lui con l'enorme fantasia che aveva,aveva rimpastato ai nobili al Kino la medesima frase, modificata nei punti giusti, che aveva propinato alla fanciulla.
La presenza dei futuri suoceri di Frey indisponeva Kat, non poteva parlare liberamente, era sottoposto ancora una volta alle rigide regole dell'etichetta. In ogni modo informò che, basandosi sulle ultime notizie arrivate proprio quella mattina, il principe ereditario stava bene, era in perfetta salute ed aveva conquistato onore e gloria nella battaglia del deserto svoltasi qualche giorno prima; nel dispaccio si parlava anche di un attentato andato in malora, ma Katòn ritenne di non doverne parlare. Lady Utena tirò un sospiro di sollievo, il suo principe era sano e salvo, questo era l'unica cosa che le interessava, il suo era un matrimonio combinato, nonostante ciò amava realmente Frey con tutto il cuore, ne era innamorata da sempre, per lei fu una gioia indescrivibile sapere che avrebbe sposato il grande amore della sua vita e non un vecchio nobile, già sposato altre volte, con figli addirittura più vecchi di lei, come era capitato a molte sue conoscenze.
Dopo pranzo Katòn si occupò delle solite faccende che svolgeva da ormai due mesi, era tutto così noioso, così ripetitivo. Con i libri non aveva questo rapporto, al contrario, ogni lettura era una nuova scoperta, un nuovo viaggio verso la conoscenza, aveva letto tutti i libri presenti nella biblioteca ed ogni nozione era rimasta impressa nella sua mente: storia, geografia, natura, cultura; di tutto ciò il principe era competente; negli ultimi tempi, prima che suo padre decidesse di partire per la guerra, si era interessato alla teologia e come per ogni cosa che gli interessava, lesse tutto ciò che aveva a disposizione che parlasse di divinità, non ne era un grande esperto - poteva nominare almeno cinque saggi che ne sapessero più di lui - ma ne sapeva abbastanza per poter intavolare un discorso come si deve.
Cenò insieme ai ministri e diede le ultime direttive della giornata, quando credette di potersi finalmente riposare nel suo bel letto, sotto le spesse coperte, West venne da lui e lo obbligò a seguirlo.
« West, no, non voglio! »
« Dai che ti diverti, stanotte ti porto in un bel posto. »
Uscirono di nascosto, protetti da lunghi mantelli nero che si confondevano con la notte, e con i cavalli raggiunsero il centro della città per partecipare ad un ballo in maschera. West aveva preparato tutto il giorno prima, quando con i suoi uomini era andato ad ingrandire il numero di soldati della guardia cittadina.
I disordini furono sistemati in breve tempo e il capitano delle guardie del castello ne aveva approfittato per fare un giro per la città, da molto tempo non vi si recava ed era ansioso di scoprire se i suoi luoghi di svago preferiti erano ancora aperti; dalle chiacchiere di due dame era venuto a sapere del ballo in maschera, non poteva non andarci e non poteva non portare il suo migliore amico. Comprò due mascherine che coprissero gli occhi e le nascose sotto l'armatura di ferro prima di rientrare al castello.
Katòn era leggermente in disparte, la maschera che gli aveva procurato West gli pizzicava il naso e gli procurava un enorme fastidio, inutili i consigli dell'amico di non pensarci, quel prurito c'era ancora e non accennava ad andarsene.
Il principe osservò ciò che gli si presentava davanti, quello che doveva essere un ballo organizzato da nibili alla fine si rivelò essere una festa medio borghese, non che avesse qualcosa da ridire, solo all'inizio non capiva come potevano i nobili comportarsi in modo così sfacciato e parlare sguaiatamente.
Una fanciulla attirò la sua attenzione; anch'essa, dall'altra parte della sala, se ne stava in disparte, si guardava intorno come se stesse cercando con gli occhi il suo accompagnatore, Kat non riusciva a vederla bene - i danzatori occultavano gran parte della sua visuale - e più di una volta desiderò il collo della giraffa, l'esotico animale che viveva nel sud dell'Hollas la cui particolarità era il lunghissimo collo. Dovette spostarsi verso l'angolo a destra, dove poteva ammirare la ragazza sconosciuta senza l'intoppo della gente che gli ballava davanti.
Più passava il tempo e più Katòn le si avvicinava, la ammirava da lontano, scorgendo quei particolari che prima non poteva captare; il vestito della damigella era di buona fattura, era di un taglio semplice, che richiamava quello degli abiti delle dame borghese, una lunga gonna che cadeva fino ai piedi e la parte superiore scollata tanto da scoprirle le spalle, gli orli delle maniche erano ornati da pizzo bianco e intorno al collo troneggiava un ciondolo molto familiare al principe. Assomigliava moltissimo al ciondolo che gli aveva consegnato la Dea Roriath il giorno in cui avevano stipulato il patto.
Si avvicinò ancora per poter osservare meglio, ormai non c'erano dubbi, era il solito ciondolo quindi questo stava a significare che la fanciulla era l'araldo di una delle Dee partecipanti al Ragnarok.
West gli si accostò portando due bicchieri di vino bianco ghiacciato.
« West dimmi, tu che conosci molte fanciulle, la conosci la ragazza laggiù? Quella con il vestito rosa. »
« Uhm... No, ma penso che l'andrò a conoscere subito. » ridacchiò il capitano finendo di bere in un sorso il suo vino.
« Aspetta! »
« Che c'è?
Ah, ho capito... Vieni con me. »
West prese per un braccio Katòn e lo invitò a seguirlo, un dolce profumo di vaniglia proveniente dalla fanciulla - ormai a pochi passi di distanza da lui - lo inebriò; era come diventato ubriaco, non sentiva altro che vaniglia tutto intorno a lui.
« Mirabile fanciulla, » disse West con il suo tono più seducente, « il mio amico qua presente è stato attratto dalla vostra bellezza, può avere l'onore di conversare con voi? Ve l'avrebbe chiesto lui stesso se non fosse troppo timido, posso sperare nella vostra magnanimità? »
La fanciulla non rispose, ma fece intendere, con un sincero sorriso ed un inchino, che era ben disposta ad accettare la richesta del capitano, questi si voltò in direzione del principe e gli fece un cenno con la mano per poi dileguarsi tra la folla.
Katòn poté notare l'azzurro delle iridi della damigella e il colore del cioccolato dei capelli, le sorrise e le baciò la mano. Per sua fortuna il suo ciondolo era nascosto tra le pieghe dell'abito, si domandò che reazione potesse aver avuto la ragazza di cui ignorava il nome alla vista di ciò che quel monile significava. Scacciò il pensiero, il Ragnarok non era ancora iniziato, non v'era motivo per pensarci.
« Perdonatemi Signore, ma non conosco il vostro nome. »
« Julian, il mio nome è Julian, e il vostro? »
Katòn non ci pensò due volte a mentire riguardo il proprio nome, per prima cosa non intendeva far sapere che si era recato a quella festa; se si fosse sparsa in giro la voce sarebbe stato uno scandalo per il regno, mentre suo padre combatteva a sud lui si divertiva ai ritrovi popolari; no, non poteva assolutamente permettersi una cosa del genere, poi c'era da considerare che in quel momento ricopriva il titolo di reggente del regno, un'aggravante.
Per seconda cosa non si stava dimenticando che stava conversando con un araldo, se le avesse confessato il suo vero nome non sarebbe stato difficile per lei rintracciarlo durante il Ragnarok, doveva essere cauto.
« Piacere di fare la vostra conoscenza sir Julian, io sono Shirea da Hollas. »
« West, credo che dovremmo tornare al castello. »
« Katòn, per favore, sto cercando di farti divertire un po', ti ho visto quanto eri annoiato oggi in compagnia degli al Kino. E ringraziami che non ti portato in un bordello! »
Katòn noc Ferac scosse la testa, discutere con il capitano delle guardie era una cosa non fattibile, aveva provato a ribellarsi, ad imporre la sua autorità come suo principe e come reggente del regno, ma non ci fu niente da fare, West fu implacabile, con lui quegli atteggiamenti non funzionavano, e così Kat si ritrovò nel bel mezzo di un ballo in maschera organizzato dalla media nobiltà che viveva nella città.
Il pranzo con Lady Utena che le aveva promesso il giorno prima non si era svolto esattamente come aveva pianificato il principe, la damigella aveva frainteso le parole del reggente e aveva portato con sé anche i suoi genitori; Katòn, vedendoli a disagio per aver commesso un errore così grossolano, li rassicurò affermando che un giorno suo fratello sarebbe stato suo figlio, quindi era giusto preoccuparsi per la sorte di un membro della famiglia. Più tardi West si complimentò con lui con l'enorme fantasia che aveva,aveva rimpastato ai nobili al Kino la medesima frase, modificata nei punti giusti, che aveva propinato alla fanciulla.
La presenza dei futuri suoceri di Frey indisponeva Kat, non poteva parlare liberamente, era sottoposto ancora una volta alle rigide regole dell'etichetta. In ogni modo informò che, basandosi sulle ultime notizie arrivate proprio quella mattina, il principe ereditario stava bene, era in perfetta salute ed aveva conquistato onore e gloria nella battaglia del deserto svoltasi qualche giorno prima; nel dispaccio si parlava anche di un attentato andato in malora, ma Katòn ritenne di non doverne parlare. Lady Utena tirò un sospiro di sollievo, il suo principe era sano e salvo, questo era l'unica cosa che le interessava, il suo era un matrimonio combinato, nonostante ciò amava realmente Frey con tutto il cuore, ne era innamorata da sempre, per lei fu una gioia indescrivibile sapere che avrebbe sposato il grande amore della sua vita e non un vecchio nobile, già sposato altre volte, con figli addirittura più vecchi di lei, come era capitato a molte sue conoscenze.
Dopo pranzo Katòn si occupò delle solite faccende che svolgeva da ormai due mesi, era tutto così noioso, così ripetitivo. Con i libri non aveva questo rapporto, al contrario, ogni lettura era una nuova scoperta, un nuovo viaggio verso la conoscenza, aveva letto tutti i libri presenti nella biblioteca ed ogni nozione era rimasta impressa nella sua mente: storia, geografia, natura, cultura; di tutto ciò il principe era competente; negli ultimi tempi, prima che suo padre decidesse di partire per la guerra, si era interessato alla teologia e come per ogni cosa che gli interessava, lesse tutto ciò che aveva a disposizione che parlasse di divinità, non ne era un grande esperto - poteva nominare almeno cinque saggi che ne sapessero più di lui - ma ne sapeva abbastanza per poter intavolare un discorso come si deve.
Cenò insieme ai ministri e diede le ultime direttive della giornata, quando credette di potersi finalmente riposare nel suo bel letto, sotto le spesse coperte, West venne da lui e lo obbligò a seguirlo.
« West, no, non voglio! »
« Dai che ti diverti, stanotte ti porto in un bel posto. »
Uscirono di nascosto, protetti da lunghi mantelli nero che si confondevano con la notte, e con i cavalli raggiunsero il centro della città per partecipare ad un ballo in maschera. West aveva preparato tutto il giorno prima, quando con i suoi uomini era andato ad ingrandire il numero di soldati della guardia cittadina.
I disordini furono sistemati in breve tempo e il capitano delle guardie del castello ne aveva approfittato per fare un giro per la città, da molto tempo non vi si recava ed era ansioso di scoprire se i suoi luoghi di svago preferiti erano ancora aperti; dalle chiacchiere di due dame era venuto a sapere del ballo in maschera, non poteva non andarci e non poteva non portare il suo migliore amico. Comprò due mascherine che coprissero gli occhi e le nascose sotto l'armatura di ferro prima di rientrare al castello.
Katòn era leggermente in disparte, la maschera che gli aveva procurato West gli pizzicava il naso e gli procurava un enorme fastidio, inutili i consigli dell'amico di non pensarci, quel prurito c'era ancora e non accennava ad andarsene.
Il principe osservò ciò che gli si presentava davanti, quello che doveva essere un ballo organizzato da nibili alla fine si rivelò essere una festa medio borghese, non che avesse qualcosa da ridire, solo all'inizio non capiva come potevano i nobili comportarsi in modo così sfacciato e parlare sguaiatamente.
Una fanciulla attirò la sua attenzione; anch'essa, dall'altra parte della sala, se ne stava in disparte, si guardava intorno come se stesse cercando con gli occhi il suo accompagnatore, Kat non riusciva a vederla bene - i danzatori occultavano gran parte della sua visuale - e più di una volta desiderò il collo della giraffa, l'esotico animale che viveva nel sud dell'Hollas la cui particolarità era il lunghissimo collo. Dovette spostarsi verso l'angolo a destra, dove poteva ammirare la ragazza sconosciuta senza l'intoppo della gente che gli ballava davanti.
Più passava il tempo e più Katòn le si avvicinava, la ammirava da lontano, scorgendo quei particolari che prima non poteva captare; il vestito della damigella era di buona fattura, era di un taglio semplice, che richiamava quello degli abiti delle dame borghese, una lunga gonna che cadeva fino ai piedi e la parte superiore scollata tanto da scoprirle le spalle, gli orli delle maniche erano ornati da pizzo bianco e intorno al collo troneggiava un ciondolo molto familiare al principe. Assomigliava moltissimo al ciondolo che gli aveva consegnato la Dea Roriath il giorno in cui avevano stipulato il patto.
Si avvicinò ancora per poter osservare meglio, ormai non c'erano dubbi, era il solito ciondolo quindi questo stava a significare che la fanciulla era l'araldo di una delle Dee partecipanti al Ragnarok.
West gli si accostò portando due bicchieri di vino bianco ghiacciato.
« West dimmi, tu che conosci molte fanciulle, la conosci la ragazza laggiù? Quella con il vestito rosa. »
« Uhm... No, ma penso che l'andrò a conoscere subito. » ridacchiò il capitano finendo di bere in un sorso il suo vino.
« Aspetta! »
« Che c'è?
Ah, ho capito... Vieni con me. »
West prese per un braccio Katòn e lo invitò a seguirlo, un dolce profumo di vaniglia proveniente dalla fanciulla - ormai a pochi passi di distanza da lui - lo inebriò; era come diventato ubriaco, non sentiva altro che vaniglia tutto intorno a lui.
« Mirabile fanciulla, » disse West con il suo tono più seducente, « il mio amico qua presente è stato attratto dalla vostra bellezza, può avere l'onore di conversare con voi? Ve l'avrebbe chiesto lui stesso se non fosse troppo timido, posso sperare nella vostra magnanimità? »
La fanciulla non rispose, ma fece intendere, con un sincero sorriso ed un inchino, che era ben disposta ad accettare la richesta del capitano, questi si voltò in direzione del principe e gli fece un cenno con la mano per poi dileguarsi tra la folla.
Katòn poté notare l'azzurro delle iridi della damigella e il colore del cioccolato dei capelli, le sorrise e le baciò la mano. Per sua fortuna il suo ciondolo era nascosto tra le pieghe dell'abito, si domandò che reazione potesse aver avuto la ragazza di cui ignorava il nome alla vista di ciò che quel monile significava. Scacciò il pensiero, il Ragnarok non era ancora iniziato, non v'era motivo per pensarci.
« Perdonatemi Signore, ma non conosco il vostro nome. »
« Julian, il mio nome è Julian, e il vostro? »
Katòn non ci pensò due volte a mentire riguardo il proprio nome, per prima cosa non intendeva far sapere che si era recato a quella festa; se si fosse sparsa in giro la voce sarebbe stato uno scandalo per il regno, mentre suo padre combatteva a sud lui si divertiva ai ritrovi popolari; no, non poteva assolutamente permettersi una cosa del genere, poi c'era da considerare che in quel momento ricopriva il titolo di reggente del regno, un'aggravante.
Per seconda cosa non si stava dimenticando che stava conversando con un araldo, se le avesse confessato il suo vero nome non sarebbe stato difficile per lei rintracciarlo durante il Ragnarok, doveva essere cauto.
« Piacere di fare la vostra conoscenza sir Julian, io sono Shirea da Hollas. »
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